lunedì 17 maggio 2021

La resilienza ai tempi del Covid-19 dell’ITCAT di Polizzi Generosa

All’inizio del 2020 nessuno di noi poteva immaginare un anno così complicato. Per noi, alunni dell’ITCAT di Polizzi Generosa, sono stati mesi difficili che, di certo, non dimenticheremo. Il Covid-19 ci ha insegnato quanto sia importante la scuola e lo studio

di Rachele Domenica Miranti

Foto di Rachele Domenica Mirante
(classe 4A ITCAT)

Abbiamo vissuto giorni che rimarranno nella storia. Anche in una piccola comunità come Polizzi Generosa l’epidemia dovuta al Coronavirus è stata devastante. I novecento metri di altezza e le montagne che la circondano non ci hanno protetto. Ritenevamo di essere immuni, ma così non è stato. La pandemia è arrivata anche qui, nel cuore della Sicilia, tra le valli delle Madonie. 

Il Dirigente, gli insegnanti, i collaboratori e gli alunni dell’ITCAT, unica e storica scuola superiore nel paese dove è nato Domenico Dolce, hanno dovuto adattarsi ad un altro modo di fare istruzione e formazione. L’uso dei mezzi informatici ha reso possibile il proseguimento in sicurezza delle lezioni. Ma, ovviamente, il cambiamento ha richiesto un periodo di adattamento. È stato complicato sopportare ed accettare la mancanza ‘fisica’ dei luoghi, dei professori e soprattutto il ‘contatto’ con amici e compagni. Ci siamo sentiti fragili e soli. 

La scuola per fortuna non è un soltanto un ‘luogo materiale’. Essa è sempre e comunque un momento di crescita e formazione. No, non ci siamo fermati. L’istruzione, come si sa, è fondamentale per la crescita civile e sociale dell’uomo. La Didattica a distanza è stata un’ancora di salvezza. Ci ha permesso di non interrompere il processo di apprendimento. Per gli alunni dell’Istituto tecnico costruzione ambiente e territorio è stato più complicato. Ci sono venuti a mancare le attività pratiche, fondamentali per il percorso formativo di un futuro geometra. Per noi studenti, infatti, è indispensabile mettere ‘in campo’ ciò che abbiamo appresso nelle aule e non importa se esse sono fisiche o virtuali. 

Oggi siamo ritornati in ‘presenza’ al 75%. È un nuovo inizio. È un pizzico di normalità. Tutti ne avevamo ‘disperatamente’ bisogno. Incentivati dalle belle giornate ne abbiamo approfittato subito. Siamo usciti per effettuare delle misurazioni topografiche. Nella nostra scuola non mancano gli strumenti idonei a questo tipo di attività pratica. È sempre un’esperienza speciale poter fare rilievi e poter ‘mettere in campo’ quello che abbiamo appreso. Nello stesso tempo abbiamo potuto socializzare e ‘godere’ delle giornate primaverili polizzane. Panorami mozzafiato, aria tersa e pulita, quelle delle montagne e delle valli madonite, quella delle belle giornate di sole che, si sa, in Sicilia non mancano mai. 

Il Covid-19 non ci ha fermato. Siamo da sempre terra di resilienza. Ed ora che siamo alla fine di un anno scolastico difficile aver potuto approfittare di questi luoghi unici e della professionalità dei nostri docenti è stato dirimente. Fieri del nostro Istituto e della nostra terra possiamo affermare senza timore di essere smentiti che è stata un’importante esperienza formativa. Mesi che ci hanno consentito di acquisire, nonostante la pandemia, una preparazione adeguata sia dal punto di vista teorico che da quello pratico, proprio come dei veri geometri

domenica 2 giugno 2019

2 giugno, Festa della Repubblica

'L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione', articolo 1 della Costituzione Italiana

di Maria Laura Li Puma e Giulia Giacomarra


                                                              Video da fanpage.it

La 'res pubblica', che vuol dire cosa del popolo ovvero il riconoscimento dei diritti e degli interessi dei cittadini, è la forma di governo più diffusa al mondo. Essa si caratterizza per l'elezione diretta o indiretta del capo dello Stato. 
Già nel VI a.C. il giurista e politico romano Marco Tullio Cicerone nel suo trattato de re publica affermò: 'Il popolo non è un aggregato di gente ma un insieme di persone che condividono il diritto per la tutela del proprio interesse'. Un altro passaggio importante nel corso della storia è stato quello della Rivoluzione francese del 1789. In particolare, con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e con la nascita della prima Repubblica. Ed è per questo motivo che in Francia il 14 luglio è festa nazionale.
In Italia il Comitato di liberazione nazionale ed i partiti che lottarono per la liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista e fascista proposero agli italiani il referendum sulla forma di governo il 2 giugno del 1946. Quel giorno oltre 12 milioni di elettori scelsero la Repubblica. Alla votazione parteciparono anche le donne che quell'anno acquisirono per la prima volta il diritto al voto.
Da allora si svolge ogni 2 giugno a Roma la sua celebrazione. Durante il cerimoniale ufficiale si può assistere all'alzabandiera davanti all'Altare della patria e alla deposizione di una corona d'alloro da parte del capo dello Stato, mentre le Frecce tricolori sfrecciano in cielo disegnando le strisce della Bandiera italiana. Contemporaneamente si svolge una parata militare a cui partecipano tutte le forze Armate italiane e cioè, Esercito, Carabinieri, Croce rossa e Protezione civile.


sabato 1 giugno 2019

Il Pietro Domina domina anche a Londra

'To be italian in the world, we must be europeans in Italy',  Gianni Agnelli

di Marica Vaccarella   


I ragazzi del P. Domina al Tower bridge 
Londra. Una grande città che racconta la propria storia ad ogni passo. Una grande città colma di bellezze e di luoghi affascinanti. Una grande città che sa mostrare al meglio le proprie tradizioni e la propria cultura. Una grande città dove noi, classe 2/A del Liceo delle Scienze Umane dell'I.I.S. 'Pietro Domina' di Petralia Sottana, ci siamo immersi per una settimana e l’abbiamo apprezzata e amata alla follia. 
Il quattro maggio siamo partiti dal nostro piccolo paesino per recarci in una delle metropoli più grandi, quindi un vero e proprio salto di qualità. Abbiamo alloggiato allo “Stay Campus” a Colindale, un college ben attrezzato situato nella periferia di Londra. La mattina frequentavamo delle lezioni presso il college, che non sono state per niente noiose. Attraverso giochi, dialoghi con altri ragazzi stranieri e l’uso di diverse tecnologie le lezioni erano davvero divertenti e stimolavano molto all’apprendimento e alla comprensione dell’inglese. I professori erano molto gentili e disponibili.
Nel pomeriggio ci dedicavamo a girovagare per Londra. Abbiamo visitato luoghi strepitosi come: Camden Town, una zona molto pittorica e artistica; la cattedrale di San Paolo; Piccadilly Circus; Buckingham Palace (tra l’altro abbiamo anche saputo in diretta il nome del piccolo “Royal Baby”: Archie); il London Eye; l’abbazia di Westminster; la “National Gallery”; il “Natural History Museum” e il “Science Museum”; e O2 Arena, una zona molto rinomata e costosa, dove noi, grazie alla professoressa Gabriella Polito che conosceva il direttore del “Cineworld” (un cinema molto lussuoso) il signor David Spence, abbiamo potuto vedere gratis e anche nella zona VIP “Avengers: Endgame”. Inutile dire che è stato magnifico, infatti siamo usciti dalla sala meravigliati. 
Questa esperienza a Londra è stata molto formativa da tutti i punti di vista, ovviamente tralasciando il cibo che era davvero pessimo. I giorni passati lì sono sembrati volare e noi avremmo voluto che fossero durati di più. Londra è davvero spettacolare, ma, nonostante la sua bellezza, si sente sempre la mancanza della nostra amata patria, soprattutto per quanto riguarda il clima ed il cibo. Quando incontravamo italiani, o ancora meglio siciliani, ci sentivamo a casa. Poi, fra le persone, i pregiudizi non mancavano: infatti quando sentivano che eravamo italiani (ancora di più siciliani), il primo pensiero era uno: Mafia. Purtroppo sentirsi additati in questo modo all’estero non è mica bello. Infatti, noi, durante questa gita, abbiamo mantenuto in alto e con fierezza l’appartenenza alla nostra terra. E crediamo che non ci possa essere nulla di più bello e simbolico che cantare l’Inno d’Italia nelle cupe e fredde metro, a squarciagola e soprattutto con la mano sul cuore.

venerdì 31 maggio 2019

Polizzani ad Agrigento

'Il tempio della Concordia ha resistito ai secoli; la sua linea snella lo approssima al nostro concetto del bello e del gradevole, e a paragone dei templi di Paestum lo si direbbe la figura di un dio di fronte all'apparizione d'un gigante', Johann Wolfgang Von Goethe, da Viaggio in Italia

di Rachele Miranti



Gli alunni ed i professori dell'ITCAT di Polizzi Generosa
 davanti al Tempio della Concordia (AG)
La Valle dei templi ad Agrigento custodisce, tra ulivi centenari e mandorli, uno dei maggiori complessi archeologici del mediterraneo. I resti dell'antica città greca di Akragas sono uno dei tanti patrimoni mondiale dell'umanità che si trovano in Sicilia.
Il tempio della Concordia è l'unico rimasto intatto, deve il suo nome allo storico Fazello, il quale rinvenne un’iscrizione latina nelle vicinanze. L'edificio, in stile dorico, fu costruito in calcarenite locale e rivestito di stucco bianco. Nel 597 d.C. furono abbattuti due idoli pagani ed il tempio fu trasformato in basilica cristiana e successivamente fu consacrata a S.Gregorio delle Rape. Oggi è considerato, insieme al Partenone, il tempio dorico meglio conservato al mondo.
Per i ragazzi e gli insegnanti di Polizzi Generosa è stata una giornata indimenticabile. Sono stati momenti irripetibili, in cui la storia e l'arte sono diventati memoria nei cuori e nelle menti dei giovani madoniti che hanno avuto l'opportunità di visitare un luogo magico e incantato come la Valle dei templi.  





venerdì 24 maggio 2019

Tesori di Sicilia: Petralia Soprana

Petralia Soprana è stato proclamato il Borgo più bello d’Italia nell’edizione 2018/2019 dalla trasmissione di Raitre Kilimangiaro. Questa città ha origini antichissime ed è stata abitata da tantissime civiltà di epoche diverse, ecco la sua storia

di Dario Cerami 

Petralia Soprana - (foto da wikipedia.org)
Petralia Soprana fu una città fortificata dai Sicani, popolo le cui origini restano tutt’ora un mistero. Quello che è certo è che venne poi abitata dai Siculi, i quali giunsero in Sicilia e denominarono la città con il nome di “Petra”. Alcuni storici ritengono che Petralia Soprana sia stata occupata dai Fenici, ma la cosa appare poco probabile in quanto essendo abili navigatori e commercianti fondarono città essenzialmente marittime e non si inoltrarono mai nell’entroterra. Altri studiosi ritengono invece che Petra sia sorta all’epoca della colonizzazione greca. Il borgo delle Madonie ebbe con le colonie greche di Sicilia rapporti commerciali, in modo particolare con la vicina colonia greca di Himera. Sotto quella civiltà Petra coniò infatti monete proprie. Di queste ne sono state trovate molti esemplari tra cui una in bronzo che si conserva nel museo nazionale di Palermo. 
Le prime notizie certe risalgono all’epoca della prima Guerra Punica, quando i “Petrini” si schierarono a favore dei Romani. Per tale ragione Petra fu tenuta in grande considerazione. Ma Caio Cornelio Verre, governatore romano, commise ruberie e ingiustizie in tutte le città dell’isola. Petralia lo ospitò per qualche tempo nel castello sugli avanzi del quale sorge la chiesa di Santa Maria Loreto. Il popolo per difendersi dalle ingiustizie e dalle ruberie commesse da Verre chiamò Cicerone. Quest'ultimo, tornato in Sicilia per conoscere meglio i fatti e le accuse rivolte a Verre, scrisse le cosiddette “Verrine” e riuscì a farlo condannare. In occasione della sua venuta in Sicilia egli visitò anche Petra alloggiando nel castello di Loreto.
Durante le fasi che precedettero la caduta dell’Impero romano d’Occidente, la Sicilia provò i traumi delle invasioni barbariche essendo stata per circa mezzo secolo percorsa e devastata da orde di Vandali. In seguito venne conquistata dagli ostrogoti e successivamente dai bizantini. Nell’827 a Petralia Soprana arrivarono i Saraceni i quali la ribattezzarono Batraliah (Pietra Alta) e la trasformarono in un centro militare importantissimo. Successivamente gli abitanti di Batraliah, allarmati dall’imminente arrivo dei normanni, riuniti nella fortezza, tennero consiglio sul modo di regolarsi e deliberarono di accogliere benignamente Ruggero cedendogli la fortezza e prestandogli ubbidienza.
Nel 1066 il Re normanno dotò Petra Heliae di torri e bastioni, rafforzò il castello del Loreto e vi edificò un altro castello a nord, fece inoltre costruire un acquedotto che dal Monte Savochella raggiungeva l’abitato. Ruggero, nei pressi del piano della Battaglia, vinse e sbaragliò con 1.000 cavalieri ben 20.000 Saraceni, in ringraziamento di tale vittoria edificò una chiesa a Petra Heliae nominandola S. Teodoro. A Petralia Soprana sorse anche un convento dei Carmelitani scalzi ritenuto uno dei più importanti della Sicilia, oggi sede del Comune.
Ruggero rafforzò la cinta muraria di Petra Heliae, di tale cinta resiste oggi solo una porta ad arco detta Porta Serij, forse perché da essa passavano i messaggeri spediti nel campo nemico in tempo di guerra. Il condottiero normanno morì nell’anno 1101 e Petralia Soprana passò al nipote Serlone. Col passaggio della Sicilia agli Svevi iniziò l’epoca feudale con la dominazione baronale. Nel 1200, al tempo dell’imperatore Federico II, Petralia venne governata da Gilberto e in seguito assegnata ad Enrico Ventimiglia per il valore mostrato nella guerra contro Carlo d’Angiò. Ad Enrico Ventimiglia successero i figli Alduino e Francesco. Nel 1396 passò alla Contea di Collesano e, successivamente, nel 1600 ai Cardona, poi ai Moncada, ai Borgia Alvarez de Toledo e ai duchi di Ferrandina Alvarez. Nel Luglio del 1943, il borgo subì un pesante cannoneggiamento da parte dell’artiglieria anglo-americana poiché intorno al paese vi erano alcune postazioni tedesche che tentavano di fermare l’avanzata degli Alleati. Durante la Seconda guerra mondiale gli abitanti di Petralia Soprana ritornarono a rifugiarsi nelle caverne naturali e in quelle scavate nella roccia. 
Con i Decreti Gullo del 1944 anche a Petralia iniziarono le occupazione delle terre, ma la reazione dei latifondisti fu feroce. Tanti contadini e sindacalisti furono uccisi dai sicari dei padroni delle terre, a Petralia Soprana fu assassinato Epifanio Li Puma promotore dell'associazione 'Madre terra'. Oggi il Borgo vive ancora di agricoltura ed allevamento, ma si sta sviluppando anche il settore turistico. Petralia si trova al centro del Parco delle Madonie, dove è possibile visitare luoghi incontaminati della natura e d'inverno raggiungere le piste da sci di Piano Battaglia (comune di Petralia Sottana). Il Borgo dei borghi è un luogo di cultura, dove è possibile gustare i piatti della tradizione culinaria siciliana e da dove si possono ammirare i colori cangianti che assume la terra con il passare delle stagioni e che si possono vedere in ogni direzione solo dal 'Balcone delle Madonie': Petralia Soprana. 

Fonte: comune.petraliasoprana.pa.it

martedì 21 maggio 2019

Steve Jobs, il visionario che rivoluzionò il mondo

‘Il vostro tempo è limitato. Non fatevi intrappolare dai dogmi che significano vivere con delle regole inventate da qualcun altro. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui copra il vostro cuore e il vostro intuito. Loro sanno già chi siete e cosa volete diventare. Stay hungry. Stay foolish’, Steve Jobs

di Rachele Mirante


Steve Jobs - (foto da foreverwebnews.it)
Steve Paul Jobs nasce il 24 febbraio del 1955 a Green Bay, California, da due giovani studenti universitari, i quali, decisero di darlo in adozione quando era ancora in fasce. Il padre di Steve, Jandali, era un principe arabo e, nonostante avesse una relazione con Joanna, madre di suo figlio, dovette ben presto lasciarla a causa di una decisione dei suoi genitori, i quali pretendevano che si sposasse con una giovane indiana. Quando maturarono tale scelta Joanna, che allora era ancora una studentessa universitaria, ebbe una sola pretesa prima di cedere il proprio bambino a un’altra famiglia ovvero quello che Steve fosse adottato da una coppia di laureati e quando scoprì che la futura madre adottiva non aveva finito il college e il marito neppure il liceo ella si rifiutò immediatamente di firmare le carte. Ma poi accettò in seguito quando le venne però garantito che avrebbero fatto di tutto affinché avesse potuto frequentare l’università.
Nel 1972 Steve si iscrisse a una tra le facoltà più prestigiose dell’Oregon, il Reed College. Ben presto capì però che la vita universitaria non era poi così facile da affrontare economicamente e, inoltre, si accorse che molti dei corsi che frequentava non erano poi così interessanti. Ponderò e prese in seguito la decisione si ritirarsi dai suoi studi per iniziare a frequentare così solo i corsi che effettivamente potevano interessargli quali design, informatica, calligrafia (durante il quale approfondi scrittura, lettere e caratteri), affidandosi solo alla sua curiosità e la sua intuizione.
Per risparmiare del denaro, inoltre, lasciò la camera del dormitorio facendosi ospitare da dei compagni; cominciò anche a raccogliere le bottiglie di Coca-Cola vuote, per restituirle ai rivenditori avendo in cambio 5 centesimi di deposito per comprarsi da mangiare; arrivò addirittura a percorrere circa 10 Km a piedi, per raggiungere il tempio Hare Krisnha dove la domenica si mangiava gratis. Durante questo periodo iniziò a seguire delle strambe diete (come quella che prevedeva un’alimentazione di solo mele) o a digiunare completamente per settimane.
Cominciò a lavorare per un suo amico come programmatore di videogames fino al raggiungimento di una bella somma di denaro che gli permise di intraprendere un viaggio verso l’India. Al suo ritorno, nel 1974, insieme al suo ex compagno di liceo, Steve Wazniak, fondò la “Apple computer”, società del tutto artigianale.
La via della fama non è sempre facile da percorrere. Nel 1983 Wazniak ebbe un incidente che gli cambiò per sempre la vita, al punto da lasciare la Apple per vivere in un “modo migliore”. Allora Jobs decise di affiancarsi al fondatore della Pepsi. Ciò coincise con la produzione dell’Apple III e con il suo conseguente insuccesso nel 1985 e per tale motivo Steve venne estromesso dal consiglio di amministrazione. Una cosa un po' sarcastica, venne licenziato praticamente dalla sua società.
Jobs, allora, fondò una nuova compagnia la “NeXT computer”. Più in là la Apple ebbe bisogno di rinnovarsi e contattò Jobs che propose il NeXTSTEP, ma in cambio la sua ex società doveva acquistare la NeXT, in grave crisi. Durante questo periodo continuò con la produzione di tanti nuovi prodotti. Creò, inoltre, una piattaforma musicale da associare alla Apple: l’iTunes, una piattaforma virtuale che ha rivoluzionato il mercato musicale. Nel 2004 Steve venne colpito da una forma rara, ma curabile, di tumore maligno al pancreas dal quale si riprese, ma che si ripresentò verso il 2009, portandolo alla morte nel 2011, aveva solo 56 anni. Morì così uno degli uomini più visionari del secolo scorso, un genio che ha rivoluzionato il mondo.
Durante la cerimonia di laurea di alcuni ragazzi dell’università di Oxford, Steve Jobs fece un discorso molto bello e toccante nel quale rivelò che nel corso della sua vita, quando ad esempio lasciò il college, non sapeva se stava facendo la scelta giusta o sbagliata, ma ciò divenne molto più chiaro dieci anni dopo, quando poté guardare all’indietro. Capì che le azioni che svolgiamo sono solo dei puntini, apparentemente senza significato, che non è possibile unire tra di loro guardando al futuro; e così bisogna avere fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini potranno unirsi creando un meraviglioso disegno.


giovedì 16 maggio 2019

Peppino Impastato: ‘La mafia uccide, il silenzio pure’

'Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!’, Peppino Impastato

di Rachele Miranti


Peppino Impastato - (foto da wikipedia.org)
Giuseppe Impastato, detto Peppino, nasce il 5 gennaio del 1948 a Cinisi, in provincia di Palermo, da una famiglia mafiosa. Giuseppe non accettò mai il fatto che il padre fosse affiliato alle famiglie mafiose di Cinisi e fu per questo che, ancora ragazzo, venne cacciato fuori di casa. Nel 1965, aderì al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e fondò il giornalino "L'idea socialista": su questa pubblicazione raccontò, tra l'altro, la Marcia della protesta e della pace voluta, nel 1967, da Danilo Dolci. Successivamente, Peppino lasciò il Psiup ed iniziò a collaborare come dirigente con i gruppi comunisti locali occupandosi delle battaglie dei disoccupati, degli edili e soprattutto dei contadini, che erano stati privati dei loro terreni per favorire la realizzazione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, proprio a Cinisi. Nel 1968 prese parte alle prime occupazioni e alle lotte studentesche. In seguito, aderì alla Lega, gruppo marxista - leninista. Nell'autunno del 1972 Peppino Impastato  si avvicinò a ‘Lotta Continua’ e dopo avere conosciuto Mauro Rostagno, prese parte alla maggior parte delle riunioni dei quadri dell'organizzazione.
Nel 1975 fondò 'Musica e Cultura' e, nel 1976, Radio Aut, emittente libera ed autofinanziata, con la quale denunciò i delitti e gli affari dei mafiosi locali. Nel 1978 Peppino decise di candidarsi alle elezioni comunali del suo paese nella lista di Democrazia Proletaria; poco prima delle elezioni, si occupò dell'esposizione di una mostra fotografica che documentava la devastazione del territorio messa in atto da gruppi mafiosi e speculatori.
A soli trent'anni, nella notte tra l'8 e il 9 maggio di quell'anno, Giuseppe fu assassinato: il suo corpo venne martoriato da una carica di tritolo collocata lungo i binari della ferrovia di Cinisi, che congiunge Palermo a Trapani. L'intento degli assassini era quello di simulare un attentato suicida, ma ciò non bastò a compromettere la reputazione e l'immagine di Impastato. Infatti, pochi giorni dopo, in occasione delle votazioni amministrative, venne eletto ‘simbolicamente’ al Consiglio comunale. 
La sua morte passò quasi inosservata poiché nelle stesse ore venne rinvenuto in via Caetani a Roma anche il corpo di Aldo Mordo, ucciso dalle Brigate Rosse. Successivamente l'impegno di sua madre Felicia e di suo fratello Giovanni farà sì che l'inchiesta sul suo decesso (inizialmente archiviata con una certa fretta come suicidio) venga riaperta: nel 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo riconoscerà l'origine mafiosa dell'omicidio. All'inizio degli anni Duemila vennero condannati, in quanto ritenuti i mandanti dell'omicidio, i boss Vito Palazzolo e Gaetano Badalamenti, il primo a trent'anni di reclusione, il secondo all'ergastolo. 
Peppino Impastato è stato uno dei tanti siciliani onesti che hanno dato la vita per combattere la mafia e, oggi, sono un esempio di integrità morale e di impegno sociale e civile da imitare. E' nostro dovere ricordarlo ed operare seguendo i suoi insegnamenti e le sue parole: ‘Noi - sosteneva spesso - ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!’

Fonti: centroimpastato.com, mam-e.it, radioaut.org


venerdì 3 maggio 2019

A Polizzi Generosa l'alternanza scuola-lavoro è al servizio della comunità

'Non è la disabilità che crea l'emarginazione, ma la diversità di trattamento che all'individuo viene rivolta' 

di Michele Antonio Dino


'Polizzi Generosa è un borgo medioevale situato nel parco delle Madonie. Paese natio di noti personaggi: Giuseppe Antonio Borgese, il cardinale Rampolla, Martin Scorzese e Domenico Dolce. Da più di sessant'anni ospita l'Istituto tecnico per geometri, oggi denominato Istituto Tecnico, Costruzione, Ambiente e Territorio'. 
'L'obiettivo del progetto è: Un sentiero per tutti. L'idea di questo progetto nasce da una semplice domanda: cosa sono le barriere architettoniche? Le barriere architettoniche sono ostacoli fisici che creano disagio alla mobilità di chiunque ed in particolare di coloro che hanno capacità motorie ridotte o impedite. La mancanza di accorgimenti o segnalazioni che permettano l'orientamento sono delle occasioni di pericolo per coloro che non vedono. La definizione ci viene fornita dal D.M. 236/89 che dice: Le barriere architettoniche non sono solamente quelle fisiche, ovvero risolvibili con una classica norma, il campo è molto più ampio e comprende qualunque tipo di struttura, ostacolo che crea impedimento e rende inagibile e difficilmente fruibile un luogo o un servizio'.  
'In ambito dell'alternanza scuola-lavoro gli alunni dell'Itcat di Polizzi Generosa ed in riferimento alla normativa UNI PdR 24 riguardante l'accessibilità e le strategie di orientamento all'interno di una zona verde, hanno deciso di intraprendere un percorso con l'Ente Parco delle Madonie al fine di rendere accessibile e fruibile a tutti l'area attrezzata in questione. La finalità di tale iniziativa prevede l'abbattimento delle barriere architettoniche presenti nel territorio offrendo anche a persone con disabilità la possibilità di poter usufruire sotto ogni aspetto di questo stupendo territorio. Le attività svolte dagli alunni, in collaborazione con il tutor scolastico Michele Antonio  Dino ed il tutor aziendale Rita Militi, si sono svolti in varie fasi'. 
'La prima fase è stata quella della raccolta dei dati presso l'ufficio tecnico del Parco e l'ufficio tecnico del comune di Polizzi Generosa. La seconda fase, dopo un sopralluogo nell'area in oggetto con la rappresentanza della scuola, del Parco e dell'associazione disabili per la fattibilità dei percorsi progettati, si è svolta tramite rilievo con la Stazione totale. Nella fase successiva si è proceduto con il trasferimento dei dati su un software chiamato Autocad e relativa realizzazione del progetto per tutti. Lo scopo principale di tale iniziativa è rendere fruibili a tutti l'area attrezzata, all'interno della quale è possibile trovare diversi percorsi, dove è possibile rilassarsi, mangiare qualcosa e pianificare le proprie escursioni. Tra questi vengono proposti: un punto panoramico con Drone meccanizzato per una visione a 360 gradi del paesaggio, un leggio per i non vedenti, un'area giochi all'aperto e dei percorsi sensoriali, dove chiunque possa avvicinarsi alla natura, per esplorare diversi elementi, scoprendo forme, colori e consistenza della flora all'interno del Parco. Questo percorso si è concluso con la realizzazione di un plastico in scala che riproduce l'intera area attrezzata per valutare l'impatto e la resa dell'opera progettata'.
'In varie occasione abbiamo avuto l'onore di esporre il progetto rendendone partecipe chiunque, ad esempio durante il convegno 'Break the limit' e durante l'Esperienza Insegna 2019 - Palermo Scienze. In conclusione vorremmo precisare  che questa iniziativa si è svolta nel rispetto e nella valorizzazione dell'ambiente utilizzando materiali eco-sostenibili,  che rispettano la natura del territorio oggi sempre più trascurata. Perciò anche noi vogliamo dare il nostro contributo alla lotta per il pianeta'.

Fonti: Video realizzato da Marianna Bosco con il contributo dei professori Dino Michele Antonio e Leone Giuseppe.
Alla presentazione del video hanno collaborato, in ordine di apparizione: Valentina Sireci, Gabriel D'Ippolito, Marianna Bosco e Rachele Miranti. 
Il progetto è stato realizzato dai ragazzi del IV/A Itcat di Polizzi Generosa. Al video hanno partecipato tutti i ragazzi dell'Itcat.
Sono stati utilizzati i seguenti strumenti: Strumentazioni topografiche (Stazione totale), Cad (programma per restituzione grafica), Drone.


mercoledì 1 maggio 2019

Primo maggio 2019 a Portella della Ginestra

Primo maggio 2019 a Portella della Ginestra, i lavoratori cantano Bella ciao

di Lucia Macaluso


Video realizzato da Lucia Macaluso - Primo maggio 2019, Portela della Ginestra

Portella della Ginestra, ‘giustizia quanno arrivi…’

‘Noi vogliamo che i nostri figli imparino a leggere e scriv… ‘, poi gli spari e le grida di terrore dei lavoratori e dei loro famigliari che stavano festeggiando il Primo maggio a Portella della Ginestra

dalla Redazione


Portella della Ginestra - Foto di Lucia Macaluso

Portella della Ginestra - Foto di Lucia Macaluso
Centinaia di lavoratori provenienti da Piana degli Albanese, da San Cipirello, da San Giuseppe Jato e dalle campagne vicine si ritrovarono quel mattino del 1947 a Portella della Ginestra per festeggiare il Primo maggio. Interrotta durante ..... 

l'articolo completo su REDNEWS

martedì 30 aprile 2019

Primo maggio: Bella ciao ed i giovani del #ClimateStrike

'Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa se sappiamo lavorare e amare, lavorare per coloro che amiamo e amare ciò per cui lavoriamo', Lev Tolstoj
  
di Giulia Giacomarra e Maria Laura Li Puma

Sing for the climate - youtube.com

Il Primo maggio è il giorno in cui ogni anno viene celebrata la festa dei lavoratori. La ricorrenza ha origine agli albori della rivoluzione industriale. A metà del 1800 gli operai non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno, in ambienti pericolosi dove spesso morivano o si ammalavano. Il primo maggio 1886 fu indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti d'America per ridurre la giornata lavorativa ad otto ore. La protesta durò tre giorni e finì il quattro maggio con il massacro di Haymarket a Chicago: uno sconosciuto lanciò una bomba su un gruppo di poliziotti. L'attentato provocò undici vittime e decine di feriti.
La festa del lavoro nasce a Parigi il 20 Luglio del 1889, durante la quale i lavoratori fecero una protesta chiedendo migliori condizioni salariali e la riduzione dell'orario di lavoro. Al termine della Seconda guerra mondiale la Festa fu riportata al primo giorno di maggio.
Oggi è un evento internazionale. In tutto il mondo si organizzano delle manifestazioni. Anche il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parteciperà al Quirinale ad una cerimonia in onore di questa importante ricorrenza. In questo giorno non si possono non ricordare tutti quelli che, purtroppo, sono morti sul posto di lavoro. I lavoratori, oggi, chiedono di avere un lavoro certo, che abbia tutte le garanzie sulla sicurezza e con una retribuzione adeguata per assicurare alla propria famiglia una vita dignitosa.




mercoledì 24 aprile 2019

Primo de Lazzari: 'E' sempre difficile e amaro per me andare a quel 25 aprile'

'Il fascismo non è un'opinione, è un crimine', Giacomo Matteotti

di Aurora Taranto

Quest'anno ricorre il 74esimo anniversario della Liberazione d'Italia. Il 25 aprile del 1945 è stato un giorno fondamentale per il nostro Paese. La Resistenza contro l'occupazione nazista ed il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana ebbe inizio l'8 settembre del 1943. In 19 mesi di lotta oltre 100 mila partigiani persero la vita. Tra i combattenti sopravvissuti c'è Primo De Lazzari, partigiano della Brigata Garibaldi "Ferretto" operante nel Veneto. Ecco la sua cronaca di quel tragico ed entusiasmante giorno.
'L’alba di quel 25 aprile, giorno di attacco generale alle posizioni nazifasciste nelle zone da Mestre a Treviso, porta al piccolo nucleo di giovani di Marcon (allora centro agricolo a ridosso di Mestre industriale) la perdita di Adolfo Ortolan (Dolfino), il più giovane, ma anche il migliore di tutti noi. Entusiasta ed intransigente nella lotta, 16 anni, impegnato da tempo nella Resistenza assieme al padre Giacomo (un operaio di Porto Marghera) e allo zio Ettore, in quella piccola cellula del Fronte della Gioventù, Dolfino era sfuggito casualmente, come me, poco prima, ad un massiccio rastrellamento delle nostre zone ad opera della brigata nera di Mestre. L’attacco repubblichino si era mosso a seguito di una delazione, purtroppo venuta dall’interno delle nostre file, per annientare il gruppo «ribelle» aggregato alla brigata Garibaldi, Erminio Ferretto che unendosi alle squadre più agguerrite di partigiani della zona aveva dato filo da torcere ai fascisti. La solidarietà dei contadini riesce però a vanificare quasi del tutto l’impresa nemica, cosicché viene preso solo uno del gruppo, Valter Chinellato. Gli altri, messi sull’avviso ma ormai identificati, debbono cambiare aria. Io ricordo, i repubblichini infuriati per lo scacco, bloccati da un allarme aereo e dal sopraggiungere della sera, si abbandonarono alle angherie, giungendo fino a trascinare in giro per il paese l’anziano prete di Gaggio legato con le corde strappate alle campane della Chiesa.
Primo De Lazzari
(foto da delazzariprimonomebocia.blogspot.com)
L’inizio dell’insurrezione, dunque, ci trova profondamente feriti; la tragedia che colpisce l’intero gruppo con l’uccisione a Canizzano (vicino a Treviso) del più giovane compagno ci abbatte molto. Con un fraterno amico di allora, Mario Carmignola (divenuto poi sindacalista), ci abbandoniamo sconvolti al ricordo del compagno perso – tra l’altro in modo particolarmente efferato – e trovandoci a temere per l’altro arrestato, pieni di furore e di aspri propositi verso chi aveva causato la frantumazione della cellula. Poi stimolali anche dall’esempio del padre prendiamo parte alla Liberazione del paese, mentre nei dintorni, la nostra formazione al comando di Umberto De Bei (un giovane operaio dell’ILVA, condannato dal Tribunale Speciale) e di Martino Ferretto, passa all’attacco insieme alle squadre della brigata Negrin. A Marocco c’è l’assalto a Villa Volpi, sede del comando tedesco; a Favaro si perde un altro ragazzo, Antonio Piatto, falciato da un’autocolonna nazifascista; a San Michele del Quarto (oggi Quarto d’Altino) gli armati di Angelo Gobbo liberano il paese. A Marghera gli operai presidiano le fabbriche mentre attorno si combatte: a Mogliano, a Preganziol, a Tessera, a Mirano. A Marcon e a Gaggio si fanno diversi prigionieri, concentrandoli nella fornace di laterizi.
Il 25 aprile del 1945 furono trucidati dalle brigate nere a Cannizzaro presso la casa colonica delle Malevolte 5 partigiani tra i quali Dolfino Ortolan, grande amico e compagno di lotta. Gli scontri sono duri e sanguinosi mentre anche tra noi, in campagna, giungono notizie che ci entusiasmano: a Venezia la rivolta nel carcere di Santa Maria Maggiore, l’occupazione della sede della radio; a Mestre la sconfitta delle brigate nere e la cattura di alcuni gerarchi responsabili di tanti atti di ferocia, sulla rotabile Triestina, la resa di reparti tedeschi in ritirata attaccati ripetutamente a Cà Noghera, Tessera, Trepalade, Portegrandi. 
Il 26 e 27 aprile tutte queste località sono nelle nostre mani; la gente esulta, mentre nel pomeriggio del 29 accogliamo a Mestre già liberata alcuni reparti della brigata Mario Gordini provenienti da Chioggia, Dolo e Mira. Unitamente ad un distaccamento corazzato di truppe neozelandesi, se non ricordo male, i partigiani della Gordini giungono dapprima circospetti, poi festeggiati alle Barche e al Ponte della Campana.
Mi si chiede, ancora, cosa pensavamo allora. Sono le stesse cose che penso quando mi accade di tornare alla vecchia casa e mi trovo lì, davanti a quelle quattro zolle del cimitero e guardando il volto adolescente sulla lapide io ed altri ci chiediamo se ne è valsa la pena, se e cosa abbiamo realizzato di quello che immaginavamo, di quello che loro volevano. Forse assai poco; troppo poco se è vero che per gli adolescenti di oggi c’è un mondo così ingiusto e inquieto'.

Fonti: wikipedia.org e Democrazia e lavoro Cgil

'25 aprile, una data per sentirci liberi'

'25 aprile, una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi', Enzo Biagi

di Marica Vaccarella


Video da youtube.it - Radio Milano Libera del 25 aprile 1945
Il 25 aprile è una data molto importante per la storia dell'Italia; soltanto che per molti oggi essa è diventata un semplice e comune giorno di vacanza. Invece è stata un grande momento di lotta e di vittoria. Ma cosa è successo veramente in quella data? Era l'8 settembre del 1943 quando, dopo l'armistizio con gli alleati, cominciarono a formarsi i Comitati di Liberazione Nazionale (CLN). Il loro scopo era quello di liberare l'Italia dal dominio nazista e fascista, in particolare nel nord Italia, dove aveva sede la Repubblica di Salò guidata da Mussolini. Questi gruppi formati da uomini e donne del popolo diedero vita alla Resistenza italiana, una lotta patriottica di Liberazione nazionale.
Nella primavera del 1945 le truppe anglo-americane sfondarono la linea Gotica, che si sviluppava da La Spezia fino a Rimini. Le truppe tedesche ed i fascisti  erano ormai circondati. Ma solo il 25 aprile circa 200.000 uomini scatenarono l'insurrezione nazionale. Quel giorno fu liberato il nord Italia ed i partigiani entrarono trionfanti nella città di Milano. Mussolini tentò la fuga in Svizzera, ma fu riconosciuto dai partigiani e giustiziato il 28 aprile.
Così il 25 aprile divenne la Festa della Liberazione, affinché si ricordi sempre quale bene inestimabile sia la libertà conquistata con il sacrificio di oltre 100 mila partigiani.

Fonte: studenti.it 

mercoledì 17 aprile 2019

Fratel Biagio Conte: ‘Missione tappi, un piccolo gesto che può fare la differenza’

‘A noi non costa nulla, ma per molte persone è un gesto che può fare la differenza’, Biagio Conte

di Pietro Dongarrà

Foto da cattolicaeracleanews.eu
Fratel Biagio Conte è un missionario laico. Nato a Palermo, inizia la sua predicazione all’inizio degli anni Novanta. La sua missione è offrire un piccolo aiuto ai bisognosi, agli emarginati ed ai senzatetto della sua città.
Tra le iniziative per sostenere la sua associazione 'Missione di Speranza e Carità', c'è quella della raccolta dei tappi di plastica. Fratel Biagio Conte dice che ‘insieme possiamo raggiungere il quantitativo di 3 mila kg’. Lo scopo è venderli ad una ditta specializzata nel riciclo della plastica. Il ricavato sarà donato all’associazione per sostenere la sua attività caritatevole.
Tutti possono partecipare. Un piccolo gesto che non costa nulla, occorre solo essere buoni cittadini e, contribuendo a mantenere pulito l’ambiente riciclando della plastica, possiamo compiere un atto di solidarietà.
I tappi possono essere consegnati presso tutte le attività commerciali o nelle scuole che hanno aderito all’iniziativa. Tra queste ultime c'è l'Istituto Tecnico per le Costruzioni, l'Ambiente ed il Territorio di Polizzi Generosa. Si possono raccogliere tappi di qualsiasi tipo, sia quelli per i contenitori di bevande (acqua, latte, bibite, ecc), che quelli dei barattoli di nutella, ketchup, maionese, detersivi, cosmetica. L’unica avvertenza è che essi non contengano molle interne.
E' un piccolo gesto quotidiano, ma che può fare la differenza per chi non ha nulla. 

venerdì 12 aprile 2019

La mia storia, la mia Italia, la mia parte di debito pubblico

'Son, take a good look around, this is your hometown, ragazzo dai una bella occhiata in giro, questa è la tua città', Bruce Springsteen 

di Alessia Xeka


Tre graffiti di Banksy
Come si può vivere in un paese di cui fai parte, in cui sei nata, dove hai vissuto per tutta la vita, senza avere la cittadinanza, acquisita solo al compimento dei diciotto anni? Questa è la mia storia, la storia di un’adolescente che ha sperato, ha lottato, ha pagato, sia materialmente che umanamente, contro una società bigotta e razzista.
I miei genitori sono emigranti. Più di vent'anni fa sono fuggiti dall'Albania. Spinti dall'oppressione statalista di quel paese e dal conflitto che in quella regione è scoppiato dopo la caduta del muro di Berlino avvenuta nel 1989. Eventi questi che hanno costretto moltissime famiglie a scappare dalla miseria e dalla guerra. Un futuro migliore con un lavoro stabile che consentisse la creazione di una famiglia e di vivere una vita dignitosa, era questo il desiderio dei miei genitori.
Mia madre mi ha raccontato gli ostacoli che ha dovuto affrontare per raggiungere l'Italia, che allora appariva ai loro occhi come 'la terra promessa'. La precarietà, il disagio, la paura di perdere la vita in mare e di essere rimpatriati. Pensieri tristi che per un momento gli fecero venir meno la speranza in un futuro migliore, quello che essi avevano anelato prima della partenza. Poi l'arrivo sulle coste pugliesi, il viaggio per la Sicilia, l'inserimento nel nuovo tessuto sociale, le difficoltà con la lingua, i primi lavori, la famiglia, una figlia nata nella 'terra promessa', una bambina italiana, ma purtroppo senza cittadinanza.  
Vi assicuro che non si tratta di un semplice foglietto di carta. E' qualcosa di più, specialmente per chi è nato ed è sempre vissuto in Italia. E’ uno 'status' giuridico che rende orgogliosi e fieri di appartenere formalmente ad una comunità. E' una sensazione ed un sentimento impossibile da spiegare a chi è sempre stato 'italiano', specie per coloro che ne minimizzano il significato e pensano che sia scontato avere un senso di appartenenza ad un luogo, ad una terra, ad un Paese. 
L’attesa e la speranza mi hanno portato, durante gli anni dell'adolescenza, ad informarmi su tutto ciò che accadeva in politica, sperando che il disegno di legge sulla cittadinanza, di cui si parlava nei mesi scorsi, il cosiddetto Ius Soli, potesse essere approvato dal Parlamento. Ho sperato nella sua emanazione ed oggi prego Dio che ciò avvenga presto, soprattutto per chi in futuro si troverà nelle mie stesse condizioni, cioè di essere italiana senza patria.
Ora che ho compiuto diciotto anni e che ho potuto ottenere la cittadinanza anche dal punto di vista formale, sono pronta a sfidare il razzismo ed a difendere la gente come me, oggetto di diffidenza, di mancanza di fiducia e di intolleranza da parte di molti miei concittadini. Parlare la lingua italiana, studiarla a scuola e perfino avere una conoscenza degli idiomi siciliani, senza avere la cittadinanza sembra quasi una barzelletta. Ciò che spero è che un giorno in Italia chi nasce nel territorio nazionale possa acquisire la 'civitas' senza troppe pratiche da svolgere e senza denaro da spendere per ottenerla. Credo fortemente nella mia generazione, ma allo stesso tempo voglio dare fiducia agli adulti che ci governano. Credo negli ideali che mi sono stati trasmessi dagli uomini che ho imparato a conoscere durante la mia adolescenza siciliana come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Don Andrea Gallo, Fabrizio de Andrè, Bruce Springsteen, Bob Dylan e Giulio Regeni. 
Desidero l’unità, la fratellanza, il rispetto tra etnie diverse. Questo mio sentimento nasce da un dispiacere che mi porto dietro da quando ero piccola: ogni volta che dicevo di non avere origini italiane venivo subito vista con un occhio diverso, mi sentivo sotto pressione ed esaminata. D’altronde, mi dicevo, l’Italia è sempre stata abitata da diverse etnie e gli italiani non possono assolutamente ammettere di essere 'puri' o sbaglio?
Come tutti i miei concittadini anch’io da adesso in poi avrò il diritto al voto, qualcosa che mi rende orgogliosa poiché sono fortemente legata alla storia, alle ideologie e alla politica del mio paese: l'Italia. L’unica cosa che in questi giorni di gioia mi ha fatto sorridere è stata la domanda che mi è stata posta da un amico: “Quindi, ora che sei italiana, anche tu hai una parte del debito pubblico?” "Ebbene sì, sono invidiosa di tutti voi italiani e adesso sono felice di averlo anch'io questo 'fardello' essendo anch’io italiana” risposi, ovviamente, in modo sarcastico.